Reti territoriali
Terzo settore/società civile
Il terzo settore risulta essere molto attivo nel territorio goriziano, anche se manca un vero e proprio sistema di rete tra i diversi servizi impegnati nell’accoglienza di migranti, rifugiati e richiedenti pprotezione internazionale. Alcune associazioni del privato sociale, in particolare, si sono impegnate in attività di sensibilizzazione e di incontro tra RAR, ospiti del CARA e cittadinanza. Inoltre è attivo a Gorizia un progetto denominato Sportello in Rete, finalizzato all’orientamento della popolazione migrante presente sul territorio e cogestito dalle associazioni più attive nel settore. Il progetto, che vive una fase critica dovuta anche all’abrogazione in data 31/07/08 della Legge Regionale 5/2005 ("Norme per l'accoglienza e l'integrazione sociale delle cittadine e dei cittadini stranieri immigrati")[1] che costituiva uno strumento per affrontare in maniera organica il fenomeno dell'immigrazione, dovrebbe ricoprire una funzione di coordinamento tra le realtà territoriali che si occupano di immigrazione.
Anche il Consorzio Connecting People, ente gestore del CARA, ha attivato in prossimità del Centro stesso un progetto di sostegno ai RAR più vulnerabili attraverso un intervento di tipo psicologico. Inoltre il CARA ha organizzato alcune attività formative e di sostegno con l’Associazione Stella Polare di Trieste che si occupa di tratta ai fini di sfruttamento sessuale. Collaborano con il CARA anche alcune associazioni sportive (esiste infatti un protocollo di intesa con il CONI). Nell’ambito dell’assistenza sanitaria, pur non esistendo protocolli formalizzati, esistono dei buoni rapporti di collaborazione con il DSM e le richieste di accesso a questo tipo di servizio sono in aumento.
In generale risulta particolarmente deficitaria l’offerta di corsi di formazione professionale e di percorsi di avviamento al lavoro, sempre in relazione alla difficile situazione economica del territorio, anche se sono presenti degli sportelli di orientamento per migranti, che fanno capo ai patrocinati e ai sindacati, i Centri Territoriali Permanenti per l’insegnamento della lingua italiana e alcuni enti di formazione professionale EDA (Educazione degli Adulti).
Tavoli di confronto interagenzia
L’unica opportunità di confronto istituzionalizzata tra i diversi attori del territorio sembra essere quella rappresentata dal Consiglio Territoriale per l’Immigrazione istituito dalla Prefettura di Gorizia che si riunisce seconda delle necessità (in linea di massima ogni due mesi) e con una composizione variabile a seconda dei temi trattati. In generale, vi prendono parte la Provincia, i Comuni, la Questura, le associazioni di cittadini stranieri, la Camera di Commercio, le ACLI, l’AICRE, i sindacati, i CIR, la Caritas, l’ASL.
[1] La Legge in questione affermava che: ”La Regione riconosce alle cittadine e ai cittadini stranieri immigrati…. condizioni di uguaglianza con le cittadine e i cittadini italiani, attivandosi per rimuovere gli ostacoli che ne impediscono la piena realizzazione.
Le politiche della Regione sono finalizzate a:
a) eliminare ogni forma di discriminazione;
b) garantire l’accoglienza e l’effettiva integrazione sociale delle cittadine e cittadini stranieri immigrati nel territorio regionale;
c) garantire pari opportunità di accesso ai servizi;
d) promuovere la partecipazione alla vita pubblica locale;
e) favorire il reciproco riconoscimento e la valorizzazione delle identità culturali, religiose e linguistiche;
f) garantire forme di tutela dei diritti con riferimento a particolari situazioni di vulnerabilità;
g) assicurare pari valore e condizioni al genere femminile, nonché garanzie di tutela ai minori.”